
Esiste una parola che la propaganda delle corporation cerca in ogni modo di evitare, ma che descrive alla perfezione la traiettoria verso cui stiamo viaggiando: Omnicidio.
L’omnicidio non è soltanto un sinonimo di estinzione. Con la parola omnicidio (dal latino omnis, “tutto”, e -cidio, “uccisione”) si definisce l’annientamento totale, sistematico e irreversibile di ogni forma di vita biologica, di ogni ecosistema e di ogni traccia di autonomia sul nostro pianeta. Non è un incidente imprevedibile, ma l’atto finale e deliberato di un modello di sviluppo che devasta le risorse naturali, prosciuga le falde acquifere, brucia gigawatt di energia e subordina la sopravvivenza stessa della biosfera al profitto.

Oggi, il motore primario di questo omnicidio guidato ha un nome preciso: l’Intelligenza Artificiale gestita dalle Big Tech.
L’inganno dell’AI e il rischio di un potere senza controllo
Ci dicono che l’AI servirà a curare le malattie, a risolvere la crisi climatica e a liberarci dalla fatica del lavoro. Ma la realtà racconta una storia ben diversa e drammaticamente più cupa. L’attuale corsa cieca allo sviluppo di modelli sempre più potenti sta creando sistemi autonomi capaci di prendere decisioni critiche senza alcun controllo o supervisione umana.
Stiamo consegnando chiavi di potere incalcolabili ad algoritmi e macchine decisionali:
- In campo militare: sistemi d’arma autonomi, droni intelligenti e algoritmi di bersaglio che decidono della vita e della morte in tempo reale, eliminando la responsabilità umana e spalancando le porte a guerre automatizzate e ingovernabili.
- In campo finanziario: mercati speculativi dominati da algoritmi ad altissima frequenza capaci di prosciugare economie reali, scatenare crisi globali e guidare investimenti devastanti per l’ambiente in frazioni di secondo, del tutto al di fuori di qualsiasi giudizio etico o sociale.
Mentre questi sistemi accumulano un potere decisionale autonomo e incontrollabile, i giganti della tecnologia continuano a costruire infrastrutture mostruose per alimentarli: imponenti Data Center che divorano la rete elettrica delle città, sottraggono miliardi di litri d’acqua potabile per il raffreddamento dei server e rilasciano tonnellate di carbonio nell’atmosfera. Una corsa al rialzo che sta accelerando il collasso ecologico e sociale del pianeta per soddisfare l’ingordigia di un’oligarchia di pochissimi ultra-miliardari.
Anarchia digitale: l’Open Source come strumento di emancipazione

Se l’AI centralizzata dei mega-data center e dei signori della guerra punta dritta all’omnicidio, la risposta non può essere l’attesa passiva di regolamentazioni statali inefficaci. La vera alternativa risiede nell’anarchia digitale: un cambio di paradigma radicale fondato sui principi dell’autogestione e del mutuo appoggio.
- Guerra all’estrattivismo dei Data Center:
Occorre opporsi concretamente all’occupazione dei territori da parte dei Data Center delle Big Tech. La resistenza sociale e la riappropriazione delle risorse primarie (acqua ed energia) devono diventare priorità comunitarie. I territori non possono trasformarsi nei dissipatori di calore dell’oligarchia digitale. - Open Source radicale come bene comune:
L’Intelligenza Artificiale non deve essere distrutta in quanto strumento, ma va strappata dalle mani dei monopolisti, dei mercati finanziari e dei generali. La vera chiave di svolta è lo sviluppo e l’adozione esclusiva dell’Open Source reale. Rilasciare il codice e i parametri dei modelli nel dominio pubblico significa democratizzare la tecnologia: permette a comunità, lavoratori e sviluppatori indipendenti di studiare, modificare e gestire i sistemi di calcolo in totale autonomia, liberandosi dal ricatto delle multinazionali. - Autogestione, mutuo appoggio e lavoro liberato:
Attraverso il mutuo appoggio e l’autogestione delle infrastrutture digitali, l’AI può finalmente diventare un enorme vantaggio per l’intera umanità e non per pochi miliardari. Gestiti dal basso su hardware locale o su reti comunitarie decentralizzate, i modelli Open Source possono automatizzare i compiti più alienanti e faticosi. Questo significa distribuire i benefici della produttività sulla collettività: lavorare tutti, lavorare meno e lavorare meglio, restituendo alle persone il proprio tempo, la creatività e la libertà di autorganizzarsi.
L’AI non appartiene ai giganti della Silicon Valley o agli stati maggiori. Non dobbiamo permettere che la brama di controllo e di profitto trasformi la tecnologia in una marcia verso l’omnicidio. Distruggiamo i loro monopoli, riprendiamoci i dati e mettiamo la conoscenza autogestita al servizio della vita e della liberazione collettiva.


































